DIRITTE AL GIOCO, LE STORIE DI JULIETTE E WENDHRIS

La possibilità di giocare non conosce genere, anche in Venezuela, dove il futuro non dà certezze

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Diritte al gioco
Diritte al gioco

A distanza di alcuni mesi dall’ultima volta che le abbiamo incontrate, Juliette e Wendhris - 14 e 17 anni - arrivano al campo con le loro bambine in braccio. Prendono parte all’allenamento del gruppo delle ragazze e lasciano le loro figlie fuori dal campo, a qualcuno della comunità. I padri ci sono sì, nel senso che sono ancora in vita, ma chissà dove e con quali obiettivi. Le compagne delle due ragazze non vedono l’ora di correre dalle neonate e coccolarle un po’, aiutando le amiche per quel che possono. Capiscono bene che di lì a qualche mese potrebbero trovarsi nella stessa situazione e magari saranno loro ad avere bisogno; in Venezuela la tutela sociale alla maternità non è forte.

Forse una delle poche garanzie è Inter Campus, inteso come gruppo riconosciuto, strutturato, una famiglia identificata con un colore, anzi due e una maglia. Grazie all’appoggio di qualche organizzazione locale, alla fine di ogni allenamento arriva un pasto caldo, qualche bevanda e vengono organizzati momenti specifici a sfondo educativo per orientamento sessuale, poiché le gravidanze precoci e l’assenza di una figura paterna stabile sono ormai la normalità.

Oggi, nel gruppo Inter Campus, solo loro due sono madri, e questo è già un successo: la cortina di protezione del progetto nerazzurro fa la sua parte, in termini di attenuazione delle violenze domestiche, nella prevenzione alla discriminazione di genere e nel dare un’identità oltre a un nome, un cognome e una età. Quello che sembra un cammino accelerato di raggiungimento dell’età adulta è forse in realtà una tappa bruciata della vita che non aspetta, che finisce preda delle disuguaglianze sociali e della povertà.

Le figlie di Juliette e Wendhris cresceranno presto e con loro le madri, che varcheranno la piena adolescenza e poi l’età adulta, età questa già forse raggiunta nelle esperienze e nell’essere donne di famiglia senza che questa esista davvero. Resta allora quella Inter Campus, che forse compensa un poco questa assenza, con l’amore che porta e il rispetto che ne consegue. Nell’attesa che le bimbe crescano e si uniscano ai nostri sorrisi.


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Tags: inter campus
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